Musica alla corte di Luigi XVI

Per ammirare gli automi androidi dei Jaquet-Droz funzionare, appuntamento nel Museo virtuale su : www.


I tre androidi alla corte di Luigi XVI

I tre androidi alla corte di Luigi XVI

Olivier Roux, esperto di musica meccanica, esprime la propria opinione sulle diverse arie di musica barocca eseguite dalla musicista androide:

"Ascoltando per la prima volta il repertorio della musicista, si è pervasi da due sensazioni contrapposte. Inizialmente si nota l'omogeneità stilistica, per non dire la monotonia, fenomeno dovuto probabilmente al fatto che lo strumento possiede un solo meccanismo, senza sistema espressivo (nato solo più tardi) e dal fatto che la sua gamma sonora sia limitata, come quella della maggior parte degli strumenti di musica meccanica di ridotta estensione, cioè 24 note - 12 per la mano sinistra (accompagnamento), 12 per la destra (melodia).

In un secondo tempo, ascoltando più attentamente, ci si accorge di una reale varietà sul piano della forma, benchè ogni "opera" sia costruita secondo il principio della melodia con accompagnamento. Verrebbe da pensare che si tratti di una sorta di composizione collettiva, nata dalla mescolanza e dalla fusione di ingredienti diversi, in un risultato unico ed omogeneo.

 

La musicista legge la partitura
La musicista legge la partitura
Foto di Jean-J. Luder

Pensiamo allora a quella che all'epoca veniva chiamata "ghirlanda", forma letteraria collettiva, adottata anche sul piano musicale.

Tuttavia, è probabilmente più ragionevole pensare che l'autore unico sia Henri-Louis Jaquet-Droz che subì la positiva influenza francese e quella italiana nel corso dei suoi studi musicali, intrapresi a Nancy all'età di quindici anni, nel 1767.

Henri-Louis Jaquet-Droz fu un musicista dilettante, al quale bisogna tuttavia riconoscere una formazione molto solida. Suo padre scriveva negli anni intorno al 1774:"Henri-Louis è a Londra dove sta componendo delle Opere...".

Sappiamo, infine, che nell'inventario dei beni di Henri-Louis figurano un fortepiano, una viola, un violoncello, un violino...".

Ma ascoltiamo, senza dilungarci ancora, la nostra giovane interprete.
Grazie alla cortese concessione delle edizioni Scriptar ecco a voi le cinque arie di musica barocca eseguite dall'androide appena restaurato (registrazione su disco 45 giri realizzato nel 1978):

Aria di musica barocca n°1 / Aria di musica barocca n°2 / Aria di musica barocca n°3 /Aria di musica barocca n°4 / Aria di musica barocca n°5.

Ed ora ascoltiamo le stesse arie reinterpretate della clavicembalista Catherine Caumont. Le prime due arie sono suonate su una spinetta Gaveau, copia di uno strumento di Dometsch del 1912, mentre le altre tre su un sintetizzatore Polymood Keyboard.

Aria di musica barocca n°1 /Aria di musica barocca n°2 / Aria di musica barocca n°3 / Aria di musica barocca n°4 / Aria di musica barocca n°5.

La perfezione della musicista è tale che verrebbe da pensare che non sia un automa ma una persona. Il suo aspetto esteriore, infatti, la fa sembrare vera, poichè "tocca" realmente i tasti sulla tastiera dello strumento con le sue mani, caratteristica rara per un automa. E poi, seconda ragione, perchè ci restituisce fedelmente lo stile dell'epoca, il che è essenziale.

Ma se la musicista appartiene alla famiglia degli strumenti meccanici a organo o con sistema di flauti, il suo funzionamento, molto più complesso di quello dei suoi fratelli maggiori o minori, non impedisce assolutamente di raggiungere una chiarezza e una velocità paragonabili a quella degli strumenti con un meccanismo meno complesso, come ad esempio lo strumento per insegnare il canto agli uccelli.

Non c'è da meravigliarsi el fatto che quest'ultimo strumento "canti" così allegramente, infatti ha un numero minimo di trasmissioni meccaniche (soltanto tre), il che limita le sfumature e non implica in alcun modo il fenomeno dell'inerzia.

Le dita toccano realmente i tasti
Le dita toccano realmente i tasti.
Foto di Jean-J. Luder

Per dirlo con parole diverse, c'è una distorsione piccolissima tra la "lettura" delle arie e la loro esecuzione su questo tipo di strumento.

Al contrario, invece, nella musicista il numero di trasmissioni meccaniche tra il cilindro e la cassa armonica è di sette, il che implica una velocità considerevole di ritorno delle lamelle del tasto (3/10 per ogni trasmissione) e una forza d'inerzia altrettando considerevole, vista la distanza che separa i tasti di lettura dai perni per l'emissione del suono, da cui derivano le difficoltà di regolazione di questo miracolo della meccanica".